La pioggia continuava. Era una pioggia perenne (come il dolore), una pioggia dura e fumante, una pioggia che era sudore; un prorompere, un irrompere, un precipitare, d’acque, una sferza sugli occhi, una pioggia da inondare ogni altra pioggia, insieme col ricordo di tutte le altre piogge. Pioveva a tonnellate, una pioggia tambureggiante, che decapitava la pineta, tagliava gli alberi come un’enorme cesoia, tosava prati, scavava gallerie, nella terra e dissolveva cespugli. Rattrappiva le mani degli uomini in mani grinzose da scimmie. Pioveva una pioggia vitrea, che non aveva mai fine… Demetrio raggiunse finalmente l’Hotel Erotica. Fuori come due zombie, intravide quegli spaventapasseri, inzuppati, sfiniti, disfatti come gesso che si venisse sciogliendo.